Fermi, seduti su una panchina.

Fermi, seduti su una panchina.
Tu cerchi in tutti i modi e con tutte le scuse di toccarmi le mani.
Io, che non ho voglia di farmi accarezzare, ti respingo.
In quel momento, se qualcuno ci vedesse, direbbe che siamo lontani anni luce. Che non ci lega nulla.
E invece loro non lo sanno che noi la mattina presto ci incontriamo prima che tu prenda il treno per andare a lavoro, anche se solo per cinque secondi, anche se è tardi.
Non lo sanno che noi quando torniamo di notte il sabato restiamo davanti alla porta a baciarci e guardare le stelle.
Che ci basta poco per capire ciò che stiamo pensando, provando in quel preciso istante. Perchè i nostri occhi s’appartengono.
Non lo sanno che tu ascolti per ore i miei sfoghi, che quando piango mi tocchi le lacrime con la punta delle dita e le baci.
Perchè quando sto male ti si apre una voragine nel petto.
Non lo sanno che io ti porto in ogni respiro, tu sei con me quando sono tra la gente, quando ho paura.
Ma noi lo sappiamo, siamo più di quel che si può vedere.
Siamo distanti quando io ho paura e tu sei orgoglioso.
Ma alla fine ci ritroviamo sempre perchè ci siamo scelti, non siamo capitati per caso.

Sogno in Polvere

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