Con il carattere che mi ritrovo non ho mai seguito la convinzione popolare

Con il carattere che mi ritrovo non ho mai seguito la convinzione popolare che la vita sia un dono; il più delle volte l’ho vista come una condanna a cui è impossibile sottrarsi. Forse mi piace essere controcorrente, o più semplicemente sono realista.
Una pessimista realista, non so.
E che io non riesco a chiamare “dono” tutto lo stress che una persona deve subire, l’incertezza al momento delle decisioni, il desiderare ardentemente qualcosa e non poterlo avere, l’infelicità, la tristezza, le giornate in cui tutto sembra andare storto.
Tutto questo è un dono?
Possiamo ingannarci volontariamente ma non essere così ipocriti da chiamare la vita dono, al massimo potrebbe essere definita “sfida”. Una sfida che si rinnova ogni giorno, con momenti di felicità divorati da momenti infelici.
Io comunque sono per la definizione più logica, condanna.
Una condanna a vivere la felicità nell’infelicità.

─solitude; pensieri malinconici in una mattina di pioggia.

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